Torna a splendere la Cappella di San Nicola dopo una cura, da parte dei restauratori, durata due anni e mezzo. Grazie alla sensibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e alle assicurazioni Generali sono stati portati all'antico splendore circa 300 metri quadrati di affresco e 80 metri quadrati di materiale lapideo, per un costo di circa 360mila euro.

La cappella, che conserva gli affreschi che raffigurano i Santi, gli Apostoli, le Storie di San Nicola, le figure della Madonna col Bambino, di San Francesco, San Giovanni Battista e di Santa Maria Maddalena penitente, si trova sulla testata del transetto, sulla destra; verrà inaugurata ufficialmente il 6 dicembre prossimo con la partecipazione di Lorenzo Ornaghi, ministro ai Beni culturali. I lavori regalano anche un intrigante mistero. Infatti, all'interno del trittico raffigurante la Madonna col Bambino, con San Nicola e San Francesco, il restauro ha permesso di individuare, sotto un angelo della decorazione, una specie di sigla: una b appare ben visibile mentre meno netti sono i contorni di un'altra lettera, forse, con tutti i condizionali del caso, potrebbe trattarsi di una G.
Inevitabile la suggestiva ipotesi: la firma di Giotto di Bondone? É un'ipotesi che non posso di certo confermare - dice Sergio Fusetti, capo restauratore del Sacro Convento, frenando suggestioni e facili entusiasmi -. C'è questa sorta di sigla, peraltro non facilmente leggibile, è stata fotografata ed è in fase di studio, ma da qui a dire che si tratta della firma di Giotto ce ne passa.
Di certo il maestro fiorentino è presente nella progettazione e della realizzazione, insieme ai suoi collaboratori, della cappella, ma da qui a parlare di un autografo ce ne passa.

Abbiamo ridato ai pellegrini e ai cultore dell'arte l'ultimo pezzo di Giotto che mancava dal'97 - sottolinea padre Enzo Fortunato, direttore della rivista San Francesco Patrono d'Italia -. Siamo certi che anche quest'ultimo restauro aiuterà a far godere del bello e invogliare i pellegrini ad elevare il cuore e la mente verso Dio. Per Tanti Anni questa cappella è stata chiusa e veniva utilizzata dai frati, raramente, come punto di ascolto. Ora il restauro consentirà di apprezzarne la bellezza e la ricchezza degli affreschi (trovati in cattive condizioni come si può dedurre dalle piccole porzioni lasciate allo stato precedente il restauro), dove si rileva la presenza di oro zecchi no, perchè si trattava della decorazione pittorica della cappella funeraria di Gian Gaetano Orsini, giovane diacono prematuramente scomparso, voluta da suo fratello, il cardinale Napoleone. Un restauro per certi aspetti particolare sul piano organizzati; si è infatti sviluppato di pari passo con l'apertura della mostra `i colori di Giotto', svoltasi, da aprile a settembre 2010 e 30.000 visitatori hanno potuto provare l'emozione di poter ammirare, in diretta, sui ponteggi insieme al restauratori, a pochi centimetri di distanza, gli affreschi durante l'intervento di recupero.

La Nazione Martedì 6 Novembre 2012




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