A sentirli ricordano Don Chisciotte dei nostri giorni, pronti alla guerra contro i mulini a vento dell'indifferenza nel mondo dell'arte. Dove arte significa un mestiere dalle radici antichissime riletto in chiave attuale, a volte piegato alle logiche della committenza, ma sempre puro. Trentenni, Matteo Peducci e Mattia Savini, perugino il primo e senese il secondo, si conoscono durante gli studi all'accademia di Belle arti di Massa Carrara e dopo anni di formazione, finiscono con il lavorare insieme sotto il marchio Affiliati Peducci/Savini. La loro arte cambia i connotati al marmo per trasformarlo in corpi, tessuti, animali, piante nel rispetto di un equilibrio che deriva loro da una formazione classica. Insomma, la Affiliati Peducci Savini fa quello che una volta facevano Fidia, Michelangelo, Canova, Brunelleschi e a quel mestiere Matteo e Mattia aggiungono una mission: andare a riscoprire tecniche di lavorazione ormai dimenticate per farle diventare tecnologia del domani. Per riuscirci meglio, si spingono nei siti archeologici della Cambogia in cerca di remoti segreti. Ma il loro futuro è qui. Perché ora, dopo anni passati a lavorare in bilico tra la Toscana e il resto del mondo, occorre decidere: fuggire all'estero, come molti buoni cervello, o restare nel Belpaese e rischiare? E loro hanno deciso: accettiamo la sfida, restiamo. "Però in uno spazio nostro" precisa Peducci e prosegue:
"Ossia, una bottega nel senso rinascimentale del termine."
Cosa non semplice. Intanto serve una sede ideale: una fucina dove il mestiere si respira insieme alla polvere di marmo e la regola si tramanda di generazione in generazione a suon di scalpello. La trovano ad Assisi dove acquistano una cava di oltre 6 mila metri quadrati, con un rudere di 300 metri quadri, al confine con la Rocca, proprio sopra la valle del Tescio. Un luogo fuori dal tempo in cui fino agli anni Ottanta si estraeva la pietra rosa, materia prima della città di san Francesco, ma ormai solo una ferita nella roccia.
"Un posto sufficientemente distante dal mondo contemporaneo per recuperare il concetto di arte nel senso più classico del termine"
dicono Savini e Peducci che con sguardo già sul domani si trovano a pensare all'oggi. Un presente fatto anche di pratiche burocratiche da espletare, progetti da presentare all'amministrazione comunale, alla soprintendenza per trasformare quella vecchia cava abbandonata in una scuola-laboratorio di scultura in cui far convergere saperi e allacciare rapporti con le Università, i centri di ricerca, le accademie.
"Saremo pronti la prossima estate, quando verrà aperto il laboratorio - precisa Peducci -; ci vorranno invece due anni per inaugurare la scuola."
Quell'area così valorizzata può entrare a pieno diritto nella progettualità di Perugiassisi 2019 proprio peri presupposti con cui nasce, le forze che coniuga e soprattutto per il volo internazionale con cui decolla.
"All'estero presentarsi con il nome di Assisi è importante - precisa Peducci - perché è immediatamente riconoscibile; in Umbria à invece più difficile farci conoscere, per ora abbiamo esposto delle nostre opere a palazzo Collicola a Spoleto durante la mostra 50+, ma non è tanto questo che ci interessa, quanto far confluire nella nostra scuola-laboratorio tutte le energie propositive che qui ci sono."
A vedere le opere create dall'Affiliati Peducci/Savini si resta a bocca aperta per la maestria e la sapienza di chi costruisce e forgia a regola d'arte. Ma queste opere auree hanno mercato?
"In Italia risponde Savini - ci sono i collezionisti a far girare il mercato, per il resto si fatica molto. All'estero il discorso è diverso: il nostro miglior committente è la casa reale della Thailandia, per loro abbiamo realizzato monumenti importanti. Lavorare là significa avere ponti d'oro a disposizione e non è escluso che un giorno lo faremo, ma intanto proviamo a rimanere in Italia, ad Assisi."
Corriere dell'Umbria Giovedì 31 Gennaio 2013




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