Firenze – Assisi andata e ritorno su due ruote. Diceva di farlo per allenarsi e invece nella canna della biciletta nasconde va foto e documenti falsi da portare agli ebrei nascosti. Così Gino Bartali, il campione di tante vittorie, ebbe un ruolo fondamentale nel salvare i perseguitati del nazismo tra Umbria e Toscana. È per questo che lo Yad Vashem, il museo ufficiale di Gerusalemme delle vittime dell'olocausto, sta valutando, proprio in questi giorni, se nominare Ginetaccio Giusto tra le nazioni. I documenti falsi che arrivavano a Firenze erano stampati nel la città di San Francesco, nella tipografia di Luigi e Trento Brizi, a cui Bartali forniva, con le sue regolari corse, le foto da al legare alle carte di identità.
Nella cittadina umbra, su iniziativa del vescovo Giuseppe Placido Nicolini e con la collaborazione di Don Aldo Brunacci e Padre Rufino Niccacci del monastero di San Damiano, fu messo in piedi un sistema di protezione e smistamento degli ebrei e in generale di tutti gli oppositori politici del nazismo e del fascismo. I monasteri divennero centri di accoglienza: i clandestini non restavano mai troppo tempo nello stesso edificio, si alternavano principalmente tra i monasteri di S an Giuseppe e San Quirico, per sfuggire ai controlli di sicurezza. Per maggior cautela inoltre si procuravano carte d'identità false. Nel febbraio del 1944, con l'arrivo del colonnello tedesco Valentin Müller, un cattolico, Assisi fu dichiarata città ospedaliera, per cui le truppe naziste non poterono più entrarvi. Dopo la liberazione di Roma, gli Alleati giunsero pure ad Assisi e l'incubo per i rifugiati finì, ma la tipografia Brizi, aperta nei primi anni ‘20, andò avanti.
Padre e figlio mantennero il negozio in piazza Santa Chiara dove poi si cominciarono a vendere souvenirs e oggettistica religiosa. La macchina, che in tempo di guerra stampò i documenti falsi, rimase però in bottega e divenne meta di visite di molti turisti.
"Stranieri e soprattutto americani erano i curiosi che entravano nel negozio di fronte alla basilica di Santa Chiara. La vecchia tipografia era infatti indicata come punto di interesse storico nelle guide in lingua inglese. "
Questo è il racconto di Ugo Sciamanna, nipote di Trento Brizi, amareggiato dalla recente chiusura dello storico negozio. Lo scorso ottobre, a seguito di uno sfratto, è cessata l'attività familiare durata oltre ottanta anni. Sciamanna si è sentito abbandonato dalle istituzioni cittadine e accusa la comunità ebraica d'indifferenza nei confronti di chi ha rischiato la vita per salvare le vittime dalla barbarie nazista. Il signor Ugo era disposto tra l'altro a lasciare la macchina tipografica, di ben undici quintali, all'interno dello storico negozio, purché fosse conservato un pezzo di storia del novecento.
"Così le nuove generazioni avrebbero potuto capire, con esempi concreti, almeno in par te, il passato."
Invece, insieme alla merce, anche gli attrezzi storici e la targa, in cui si ricordava il loro gesto eroico, sono stati rimossi. Il signor Ugo, i cui nonni furono riconosciuti nel 1997 Giusti tra le nazioni dallo Yad Vashem, se n'è andato in punta di piedi, ma c'è chi non ha dimenticato. La giornalista Marina Rosati, venuta a conoscenza della toccante storia di Ugo Sciamanna e dei suoi familiari, in collaborazione con l'opera Casa Papa Giovanni, sta organizzando una mostra sugli ebrei salvati durante la seconda guerra mondiale ad Assisi, nei locali del palazzo Vallemani della durata di almeno cinque mesi. In quest'occasione, saranno esposti, a partire dalla primavera, la macchina tipografica, gli strumenti dell'epoca e i documenti storici.
Papa Benedetto XVI, ha in programma una visita nel la città di San Francesco per ottobre. Probabilmente avrà la possibilità di visitare l'esposizione in cui si metteranno in luce la solidarietà e il rispetto del mondo cattolico nei confronti del popolo ebraico. Attraverso questa iniziativa si spera di impedire che questa storia cada nel silenzio.
Annalisi Fantilli
Elisabetta Terigi
da QuattroColonne di Gennaio 2011




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