Tra spiritualità, storia e paesaggio un itinerario in quel di Assisi può portare fuori dalle mura, uscendo da Porta Cappuccini per inoltrarsi fino all'eremo delle Carceri.
Un'ora e mezza, per chi vuole lasciare l'auto in città, e fare la salita a piedi, fino ad arrivare all'antica lecceta, alle querce secolari, all'eremo che fu luogo di meditazione di Francesco e dei suoi confratelli.
Qui nel dodicesimo secolo non vi era altro che una cappella dei benedettini, che, la tradizione vuole, la donarono a Francesco, che aveva trovato in una grotta il luogo in cui rifugiarsi a pregare e meditare.
Nel bosco altre grotte, dove vivevano in solitudine Bernardo da Qulintavalle, Rufino, Masseo, Egidio, Silvestro, Andrea Cacioli e Antonio da Stroncone, alternando alla solitudine in questi luoghi l'andare per il mondo a predicare, arricchiti nell'animo dalla meditazione. Fu, a partire dal 1378, frate Paoluccio Trinci di Foligno a dare il via all'attuale assetto dell'eremo, seguito da Bernardino da Siena, nel XV secolo.

Il convento, quasi incastonato in una rupe, tra pietra e natura, ebbe subito un'impronta di grande misticità, che il luogo ha mantenuto negli inevitabili ampliamenti dei secoli successivi. In successione vi sono alcuni dei luoghi legati alle leggende di Francesco: entrando nel cortile il pozzo la cui acqua scaturì per le sue preghiere, la chiesina ricca di memorie, il primitivo oratorio, luogo di preghiera del Santo e dei suoi confratelli, stretti passaggi di pietra per arrivare alle cellette.
Uscendo nel bosco, la lecceta dell'eremo protetta dai frati, con esemplari secolari, che verrebbe fatto di chiamare foresta, una foresta misteriosa e fitta, si incontrano l'elce dove bendi gli uccelli, il ponticello che permette di attraversare il fosso che, secondo la leggenda, Francesco fece diventare arido con le sue preghiere. I visitatori che oggi si inoltrano verso l'eremo troveranno i frati, silenziosi, discreti, attenti a non interrompere il legame spirituale che si crea, quasi sempre con il luogo ma se interpellati a rispondere e a introdurre, con il racconto, nell'anima e nella storia dell'eremo e del bosco.

Attualmente all'eremo delle Carceri sono presenti due comunità che qui dimorano tutto l'anno: una composta da quattro fratelli dell'ordine dei frati minori francescani, l'altra da tre sorelle delle clarisse missionarie del Santissimo Sacramento, anch'esse francescane. A piccoli gruppi o persone singole è possibile chiedere ospitalità nella foresteria adiacente al convento. Dicono i fratelli e le sorelle:

"Si offre la partecipazione alla vita di preghiera guidata dalla comunità dei frati. Chi viene all'eremo delle Carceri viene per vivere la dimensione francescana."

La permanenza è stabile e per non più di 5 giorni. A Porziano, luogo dallo straordinario cielo notturno, ha sede l'osservatorio privato del Gruppo astrofili monte Subasio, uno dei più grandi in Umbria, di importanza nazionale. In alcune particolari serate, segnalate sul sito del gruppo, è possibile partecipare all'osservazione degli astri anche a chi non fa parte del gruppo.
Il parco del Subasio è anche luogo di prodotti tipici di grande pregio, vini Doc e Igt, olio extra vergine Dop "Umbria - Colli Assisi-Spoleto", miele, farro, tartufo, ma anche formaggi che portano il retrogusto delle erbe dei pascoli locali.

Una ricetta della tradizione contadina umbra, che qui ha una pregevole impronta locale, è il tortino d'erbe selvatiche e patate: erbe selvatiche del Subasio scottate in acqua leggermente salata, patate lessate e schiacciate, poco sale e olio extravergine Colli Assisi Spoleto.
Una squisitezza fatta di semplicità, come si addice a questi luoghi.

Corriere dell'Umbria Venerdì 12 Aprile 2013




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