mercoledì 29 aprile 2009

Infiorata del Corpus Domini a Spello - 13 e 14 giugno 2009

Come ogni anno si rinnova l’appuntamento con la processione del Corpus Domini che a Spello viene accompagnata dalla tradizionale infiorata. Fedeli, ma sarebbe meglio definirli artisti, locali e non solo, realizzano dei “tappeti” con petali di fiore lungo il percorso della processione.

Quest’anno l’Infiorata del Corpus Domini sarà realizzata fra il 13 e 14 giugno
I turisti potranno ovviamente seguire già dal sabato i preparativi dell’infiorata che si protraggono sempre fino a tarda sera, infatti dal pomeriggio alle sei comincia quella che in paese definiscono “la notte dei fiori".

 

Infiorata del Corpus Domini a Spello

Per anche più di quattordici ore gli infioratori, con apposite strutture che proteggono il loro lavoro dal vento, disporranno in terra con metodo e precisione milioni di petali per realizzare affreschi dedicati alla devozione del Corpus Domini.  
La domenica mattina dalle 9.00 le vie del paese si scoprono decorate con un tappeto di petali policromo e profumato che si snoda lungo un itinerario floreale con più di 80 infiorate suddivise tra tappeti, per definizione lungo dai 12 ai 15 metri e con una superficie minima di 15 mq, e quadri che partendo dai 25 metri quadri possono raggiungere anche i 90.

domenica 26 aprile 2009

Per Assisi nel Mondo Nicolò Toccaceli e Giulio Menichelli

Nuovo appuntamento oggi alle 11,45 nella chiesa di San Gregorio per la terza edizione del festival "Assisi nel Mondo" con il giovane pianista Nicolò Toccaceli e al violino Giulio Menichelli.
Oggi tredicenne, il musicista umbro Toccaceli ha iniziato a studiare pianoforte all'età di 2 anni nei corsi tenuti da Setzuko Murata.
Attualmente è allievo di Michele Rossetti. Ha vinto primi premi in vari importanti concorsi nazionali ed internazionali come "Piccole Mani" nel 2006,il concorso "G.Rospigliosi" nel 2006,il concorso "Città di Pesaro"sempre nel 2006, il concorso "Lia Tortora" a Latina, il concorso "Riviera Etrusca"nel 2007, il concorso "Marco Fortini" di Bologna.Ha frequentato prestigiosi master classes come quello di Gubbio nel 2006 tenuto da Bruno Canino, quello del Mediterraneo tenuto da Oxana Yablonskaya, docente presso la Julliard School di New York.
Nel 2008 ha partecipato al concerto di apertura di "Giovani talenti alla.. ribalta" nella stagione Agimus di Bologna. Giulio Menichelli,violino di anni 16 ha iniziato i suoi studi a 5 anni e già ad 8 anni ha vinto i primi premi in concorsi internazionali.
Ad otto anni si è iscritto al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma dove il prossimo anno darà l'esame di diploma.
Dal 1999 è spalla e solista dell'orchestra "Piccoli Filarmonici", dell'orchestra didattica della fondazione dell'Arts Akademy di Roma, della Juny Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia ed attualmente è spalla della Giovane Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma.Fa parte dal 2004 dell'orchestra giovanile Uto Ughi.
Studia conMaryseRegard, primo violino de i Filarmonici di Roma. Ha ad oggi totalizzato circa 200 esibizioni pubbliche

sabato 25 aprile 2009

Micrologus nella Chiesa di Santa Maria della Consolazione di Prato

Segni. Simboli. Sentimenti. Ricordi. Celebrazioni. Tutti dentro una casa. Quella che da 25 anni vanno cercando i Micrologus e che, finalmente, hanno trovato a Spello. Dove, evidentemente non a caso, la famiglia Broegg aveva messo radici negli anni Ottanta. Là, nella Chiesa di Santa Maria della Consolazione di Prato, abbandonata per cent'anni e paradossalmente ritrovata grazie al terremoto, l'Ensemble di musica medievale più rappresentativo dell'Umbria e d'Italia deporrà la sua arte, il suo sapere, la sua devota passione.
Là, verranno raccolti gli strumenti di Adolfo Broegg. Così i suoi liuti e le sue chitarre, grazie anche all'attenta supervisione di Vincenzo Cipriani, non resteranno nelle teche.
Uno strumento, se non si suona, non solo non ha senso, ma deperisce fino a morire. Gli strumenti del fondatore dei Micrologus verranno suonati da allievi curiosi e desiderosi di imparare l'arte.
Come Adolfo avrebbe voluto. La conferenza stampa di ieri mattina alla sala Fiume della Regione, ha visto i Micrologus ricevere dalle mani del sindaco di Spello, Sandro Vitali, le chiavi della Chiesa, segno concreto di una promessa fatta anni fa di fronte allo stesso Broegg, e rispettata.
Un auditorium di 56 posti per complessivi 160 metri quadri. Ma le "sedute", in realtà, non essendo fisse, potranno essere aggiunte o tolte a seconda dell'uso che delle Chiesa, di volta in volta, si intenderà fare.
L'acustica, assicura il curatore del restauro Giulio Proietti, consentirà concerti ma anche registrazioni di alto livello.
I tempi della consegna ufficiale, una volta ultimati i restauri dei tanti affreschi anche di scuola pinturicchiesca che sono venuti alla luce durante i lavori, potrebbero coincidere con i festeggiamenti previsti a inizio estate per il venticinquennale della nascita dei Micrologus, Quel giorno, Patrizia Bovi, Goffredo degli Esposti e Gabriele Russo consegneranno mille semi di tiglio ad amici, musicisti, appassionati melomani e anche politici, da piantare, affinché la neonata Associazione Adolfo Broegg possa dare frutti resistenti.
Mille piante di tiglio, pianta "malleabile" per antichi e abili artigiani e intarsiatori, e che nel Medioevo aveva un alto valore simbolico, tanto da raccogliere sotto le sue chiome i saggi del tempo.
Ma anche pianta che, in tempi moderni, costituisce il legname pregiato per chitarre elettriche solid body della Ibanez, altro grande amore di Adolfo Broegg.
Segni. Simboli. Sentimenti. Ricordi. Celebrazioni. Che bella la nuova casa dei Micrologus Riccardo Regi

martedì 21 aprile 2009

Arturo Brachetti al teatro Lyrick di Santa Maria degli Angeli

Non è il consueto spettacolo di trasformismo a cui Arturo Brachetti ci ha abituato ma uno show più ampio, pienamente calato nelle atmosfere del varietà, con tutte le sue magìe, e del musical più vicino all'arte popolare del circo.
Con queste premesse da oggi, martedì , sino a domenica prossima il teatro Lyrick di Santa Maria degli Angeli ospiterà il "Gran Varietà Brachetti", vale a dire l'illusione che diventa realtà.
Lei è l'esempio vivente che si possono avere molte identità diverse. Come diceva Pirandello "Uno nessuno centomila". Ma in realtà che è Arturo Brachetti?
"Beh, ci sono diverse teorie. Uno è il cervello di un tredicenne imprigionato nel corpo di un quarantenne. Il tempo passa. Vedo i mie vecchi compagni di scuola invecchiare e io che passo il mio tempo in compagnia di venticinquenni, universitari.
Con la musica, l'arte…."
Un punto di vista privilegiato, quindi?
"sì, certo, ma un po' incosciente. Nel senso che ho a casa qualcuno molto più responsabile di me, che si occupa di pagare l'Ici o le tasse.
Tutte cose che fanno invecchiare veramente. Quindi, io non avendo una famiglia, non avendo queste responsabilità, vivendo spensieratamente la missione per cui mi sono battuto tanto che è quella di fare spettacolo e di inventarne altri, tutto questo mi conserva giovane.
Anche se è dura…."
Come è nato questo spettacolo: il Gran Varietà Brachetti?
"Innanzitutto questo spettacolo non è un solo spettacolo di one man show, non sono da solo in scena, ma siamo ventidue.
Ed è nato per un bisogno, un sogno nel cassetto di creare per l'Italia un varietà che reinventasse il genere e portarlo in scena con altri.
Ho con me un corpo di ballo di ballerine e ballerini, c'è una trapezista che a teatro è quasi impossibile vedere, due uomini forzuti che lavoravano al Cirque du Soleil, due signore inglesi extralarge che ballano il tip-tap…."
Evoca quindi anche epoche lontane, quasi ottocentesche?
"c'è un brano con Elephant man, che sono io, con un pezzo del circo di fine ottocento.
É tutto rifatto in un contesto moderno e reinventato. Non è uno spettacolo nostalgico. Manteniamo tutte le componenti del varietà che sono la sorpresa, la meraviglia, la forza, la destrezza mettendo tutti questi elementi in un contesto poetico.
Tanto è vero che lo spettacolo contempla una storia. Un po' musical e un po' varietà. Noi siamo un gruppo di turisti in un palcoscenico vuoto di un teatro di varietà che verrà distrutto, demolito, per diventare un centro commerciale.
Per cui il fantasma del teatro ci imprigiona per fare uno spettacolo dedicato soltanto a lui. E c'è chi diventa un mago, chi una ballerina, ognuno di noi realizza i propri sogni più segreti, quelli sognati da bambino e mai realizzati."
Ma se tutto è illusione, come questo spettacolo sembra voler far pensare, qual è la dimensione reale?
"La frase più emblematica dello spettacolo è proprio questa: è la realtà immaginata quella che ci rende più felici.
Meglio un paradiso di carta pesta che non un inferno vero. Del resto anche nella realtà esistono tante piccole illusioni, tante piccole bugie che ci aiutano a vivere.
C'è ad esempio chi fa finta di credere a piccole menzogne che l'aiutano a stare meglio."
Qual è il personaggio che più la rappresenta?
"Ce ne sono tanti, ma forse c'è una parte dello spettacolo con l'uomo elefante che viene umiliato e picchiato e quindi lasciato da solo in scena.
In quel contesto si realizza il mio desiderio più profondo di essere una meraviglia: l'anima esce della corteccia dell'uomo-elefante e comincia a volare per poi finire in un cielo stellato.
L'emozione di vedere l'anima libera librarsi nell'aria diventa più forte della consapevolezza del trucco."
E il personaggio più divertente?
"Quello di Arthur Brachetti che tira fuori della bottega dei pantaloni ogni ben di Dio.
Una trovata forse un po' greve, ma sicuramente divertente."
Lei ha una lunga carriera di successi. Ha qualche rimpianto?
"Per ora sono contento così,forse rimpiango solo il fatto di non avere dieci anni in meno.
Perché forse il mio successo più pieno è arrivato un po' tardi, alla soglia dei 40 anni. Con dieci anni in meno potrei recuperare un po' più di tempo."
Secondo lei, qual è il segreto del suo successo?
"Sicuramente la provocazione. Poi il fatto che grazie agli espedienti riesco a tirare fuori dallo spettatore il bambino interiore che è in lui, per ricollocarlo in una dimensione gioiosa e leggera"

lunedì 20 aprile 2009

La comunità rumena festeggia ad Assisi la Pasqua ortodossa

Festa grande per la comunità rumena della provincia di Perugia, che ieri pomeriggio ha festeggiato ad Assisi la Pasqua ortodossa.
La pioggia non ha fatto passare la voglia di festeggiamenti; tantissimi i presenti alla preghiera pasquale secondo la tradizione bizantina che è iniziata alle 15 presso la tomba di San Francesco.
Alla celebrazione, molto sentita dai rumeni presenti nel territorio della provincia, erano presenti anche moltissimi turisti e assisani, curiosi di scoprire aspetti sconosciuti della cultura di una popolazione che resta sconosciuta nelle sue caratteristiche peculiari e viene semplicemente bollata come "straniera".
Alla cerimonia della "seconda resurrezione", recitata in doppia lingua, italiano e rumeno, ha partecipato anche il vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino.
In una variopinta sfilata, tra costumi tipici colorati e ricamati e cibi tradizionali della celebrazione ortodossa, la comunità si è spostata nella cappella di Santa Caterina, dove è stata donata alla basilica un'icona della Madonna che indica Gesù come Via, Verità e Vita.
Poi, accompagnati dal suono dei tamburi e dal corteo storico del gruppo medievale dei Majores Ballistarii di Assisi, i credenti ortodossi sono stati accolti nella Sala Norsa, dove è stata aperta la mostra di icone ortodosse romene dipinte dagli studenti della facoltà di Teologia ortodossa di Iasi.
Il momento di festa vero e proprio è iniziato sulla piazza della basilica inferiore, dove si è svolta una manifestazione di musica, canto e danze popolari della cultura romena, con l'associazione culturale romena '1 Decembrie' e della cantante Georgeta Hangu.
A introdurre le esibizioni è stato l'attore assisano Alfiero Toppetti, che ha ricordato la formula tradizionale utilizzata dagli ortodossi per i festeggiamenti pasquali ("Cristo è risorto", si invoca, e tutti rispondono in coro: "Veramente è risorto").
Ma il momento più sentito dai presenti è seguito alla dichiarazione di Toppetti che ha toccato nel vivo la comunità rumena:
"i rumeni non sono tutti come li raccontano i giornali e l'informazione - ha detto tra gli applausi - spesso abbiamo un'immagine di questo popolo che non tiene assolutamente conto della loro cultura e delle loro tradizioni.
Oggi abbiamo qui una dimostrazione della ricchezza culturale della Romania; coloro che si stanno per esibire non sono artisti professionisti, ma persone semplici, che lavorano e sono qui per condividere con noi le loro tradizioni e per un momento di amicizia tra il loro paese e il nostro"

sabato 18 aprile 2009

Stefano Cipiciani e i Ricordi di guerra al Teatro Subasio

Stefano Cipiciani riparte con i suoi "Ricordi di guerra". Dopo il debutto a luglio scorso della produzione dello Stabile d'innovazione Fontemaggiore, scritta, diretta e interpretata dal presidente della storica compagnia umbra, la messinscena torna al teatro Subasio di Spello per la bella Stagione in due repliche: oggi alle 21,15 e domani alle 17,30.
Più di sei mesi sono serviti a Cipiciani per limare, dare più corpo al suo lavoro e inserirlo in un contesto teatrale tradizionale: la prima versione era stata, infatti, allestita nella piazzetta di via Maestà delle Volte per la rassegna di teatro estiva del Comune di Perugia.
Un racconto di guerra in 55 minuti visto con gli occhi e il cuore di un fascio "piccolo piccolo", Pompilio.
Perugino, venuto dalla campagna, dal cuore generoso e grande costretto in un nome sbeffeggiato da tutti: Pompilio.
Nell'Italia degli anni Quaranta il giovane ragazzo decide di mettersi dalla parte delle divise, ma durerà poco, quel ruolo diventa presto troppo grande per lui e finirà per dargli un destino tragico.
Stefano Cipiciani su un praticabile di legno 2x2 sopra il palcoscenico porta così un personaggio costruito con grande cura, raccontato più nella sua dimensione umana che storico-politica: da qui i tratti essenziali di una vita scandita dalla conquista di Matilde, dalla morte del padre, dalla scelta di una guerra che non gli appartiene ed è lontano dalla sua gente.
Nato per un progetto messo in scena da Marco Baliani tra il 1989 e il 1990 ("Corvi di luna" e "D'acqua la luna"), il personaggio di Pompilio faceva parte di una galleria di storie sulla Resistenza che traevano spunto da testi di Italo Calvino e di Beppe Fenoglio.
Il progetto, approdato in festival importanti (Santarcangelo, Micro Macro, Milano Estate), era stato realizzato con attori provenienti da tutte le regioni d'Italia operanti nel settore teatro ragazzi, e dall'Umbria arrivò Stefano Cipiciani con la sua storia, in dialetto perugino, su "un fascio piccolo piccolo" che viveva da sfollato in mezzo agli altri.
Vent'anni dopo, Cipiciani ha ripreso e riletto questo spunto come sfida alla memoria personale e collettiva.
Una sfida che va a coincidere volutamente con il 25 aprile e con un'Italia a cui rimane sempre più difficile festeggiarlo.
"Ricordi di guerra", dopo le repliche umbre, farà delle tappe in Italia da Palermo a Milano