"La felicità che dimostrava quando andava a ritirare il suo stipendio (50 euro mensili: ma è questa la cifra che può risanare i bilanci comunali?, ndr) con cosa la barattiamo? Quale può essere una nuova attività che lo renderà così partecipe? Forse la sua solitudine davanti al televisore o al computer a cui è destinato?."Queste sono alcune delle domande che i genitori di Damiano, Ferdinando e Rossana hanno posto in una lettera al sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, e all'assessore ai servizi sociali Andrea Cernicchi
"Questo modo di agire - si legge nella missiva - da parte degli enti locali ci sembra ingiusto e irriguardoso nei confronti di Damiano, che improvvisamente si trova costretto a non poter più frequentare uno spazio lavorativo diventato oramai per lui familiare, dove si sono comunque create delle relazioni amichevoli fra gli addetti e nei confronti di noi genitori. É difficile capire le ragioni di questa decisione comunicataci dall'operatore Sal (il servizio di accompagnamento al lavoro dei Comuni di Perugia, Corciano e Torgiano, ndr) e dall'assistente sociale, i quali, in prima battuta, ci hanno prospettato ipotetiche, quanto vaghe, riorganizzazioni del servizio da realizzare in un periodo alquanto indefinito."
"Per Damiano questo lavoro era un impegno a cui doveva dedicarsi, ricavandone autostima e considerazione. - scrivono ancora a Boccali i genitori del giovane - Da un'amministrazione comunale di centro sinistra non ci saremmo mai aspettati un modo di operare così irriguardoso del vissuto di tante persone e non si può sempre tirar fuori la scusante che non ci sono soldi per finanziare i servizi; ci sono delle priorità che non possono e non devono essere dimenticate."
"Lo sforzo che facciamo per ‘abilitare' nostro figlio down non può essere demandato esclusivamente all'interno delle mura domestiche, la nostra azione è destinata all'insuccesso se non accompagnata da un convinto coinvolgimento delle istituzioni preposte. - concludono - Le esigenze dei nostri figli che crescono, le famiglie che invecchiano e non hanno il conforto di un futuro certo, ci mettono in crisi perché dobbiamo scontrarci con l'indifferenza delle istituzioni che troppo spesso ignorano le nostre difficoltà. Una società civile non può essere tale se non ha il coraggio della solidarietà, della condivisione, della generosità; è compito Vostro aiutare i disabili che lottano non per diventare normali, ma per promuovere se stessi."
Biagio Speranza
Corriere dell'Umbria Mercoledì 11 Gennaio 2012



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