Un anello spezzato, ma elegantemente eretto e solidamente ancorato alla terra nella sua imponenza di oltre cinque metri, è il dono di Beverly Pepper, la più celebrata scultrice vivente, tuderte di New York, per celebrare le nozze d’argento di Brufa con la scultura. La "grande mela" torna come incipit e luogo di riferimento di "Scultori a Brufa, la strada del vino e dell'arte" perché nel 1987 fu Massimo Pierucci uno scultore che era cresciuto a Brufa, ma si era affermato a New York, ad avviare questa avventura delle sculture da innalzare sulle colline nelle piazze dell'antico Castel Grifone. Lo ricordano opportunamente il sindaco di Torgiano Nasini e l’assessore alla cultura Béal nell’introduzione in catalogo. Ma c'è voluta la testardaggine dei brufani per portare avanti un discorso sempre più difficile per coinvolgere i migliori artisti andando in pellegrinaggio agli studi degli scultori avendo in mano solo un paesaggio eccezionale e una ruvida simpatia e soprattutto una grande capacità di coinvolgere istituzioni, aziende e la gente che contribuisce con grandi quantità di olio di gomito. La Pepper, corteggiata in verità da anni, ha detto all'inaugurazione - come non mai affollata di gente, di artisti e rappresentanti di istituzioni (oltre a quello di Torgiano, anche il sindaco di Perugia, Boccali, e poi l'assessore provinciale Porzi, quello regionale Rometti e il rappresentante dell'associazione Italia-Usa) - che quelli della Pro loco "osano troppo", tanto da confessare che è la prima volta che ha deciso di non essere pagata; in realtà ha detto di peggio: che "hanno la faccia tosta". E senza quella faccia, plasticamente rappresentata dall'attuale presidente della Pro loco Ciuchicchi, infaticabile promotore, organizzatore e lavoratore, non si sarebbe arrivati a 25. In effetti, seppure rimanga avvolto dal segreto, i casi di pagamento agli artisti sono stati rarissimi e poco più che simbolici. Ma torniamo a Beverly, che alle soglie dei novanta rivela tutta intatta l'energia fisica e mentale di sempre. Ricordiamo che fu la prima, all'inizio degli anni Settanta, a scoprire l'Umbria e Todi e a consigliare Dorazio di trasferirsi dal caos romano. E fra una scultura e l'altra piazzate da Barcellona a New York, da Parigi a Majorca, da Firenze a Sapporo, ma l'elenco sarebbe lungo, ha trovato il tempo di lasciare sculture a Spoleto (1962), Todi (1979), Terni (2000/11), Assisi (2009), Todi (2010), Torgiano (2010/11). "Brufa Broken Circle", didascalia originale dell'anello, è un'imponente scultura di acciaio corten che dialoga con lo spazio ambientale, prossimo e lontano (c'è anche lo skyline di Perugia da un certo punto di osservazione) ma lo fa con il suo contorno costituito da pietre, terra, prato, e ghiaia che, come scrive Enrico Crispolti (uno storico dell'arte contemporanea di primo piano per un'artista d'eccezione ) nella presentazione: "usa l'erba non solo come complemento, ma come parte essenziale di un racconto plastico". L'originalità rispetto alle sue stesse impostazioni strutturali-formali in questa realizzazione sta nella ritrovata libertà espressiva che manifesta nei valori simbolici di questo anello spezzato. E infatti lo stesso Crispolti scrive di "espressività materica" e di un'inventiva "non sempre rispondente a canoni formali". L'anello è spezzato alla sommità e alla base, me le fratture si rivelano strappi vigorosi per la materia ferrosa come sbocconcellata che occupa le superfici di distacco. Girandogli intorno l'anello ha mille volti: segno calligrafico orientale, complesso plastico trompe l'oeil, perché presenta superfici variabili e difformi che non ci sono, segno di separazione, ma anche di fermezza e attrazione per l'indissolubile legame alla terra, tutte condizioni che le prevalenti strutture formali della Pepper ammirate in tutto il mondo non hanno e che invece troviamo nel lavoro di Brufa. Dunque, non si può non correre a vedere questa eccezionale opera di scultura ambientale

Massimo Duranti
Corriere dell’Umbria del 26 agosto 2011





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