Tra i due è nata una disputa concernente il fatto che Fo metta in dubbio nel suo spettacolo "Giotto non Giotto" la veridicità dell'attribuzione degli affreschi della Basilica superiore di Assisi al genio medievale dell'arte.
Apriti cielo. Lo spettacolo che doveva andare in scena nella piazza antistante alla basilica è stato rifiutato dal vescovo, ma non come si potrebbe facilmente dedurre per motivi di carattere religioso (del resto Fo non è mai stato tento tenero con il clero), quanto per il fatto che è lo stesso vescovo, amabilmente sostenuto - c'è da sottolinearlo - dalla popolazione assisiate, a rifiutare l'idea ribellista di affreschi che non abbiano la paternità di Giotto.
E pensare che sia il sindaco Ricci che gli stessi frati francescani in un primo momento non hanno avuto niente da obiettare sullo svolgimento dello spettacolo.
Sino a quando a porre l'alt non è intervenuto il vescovo.
"Lasciateci questa illusione - sembrano voler dire gli abitanti di Assisi - oltretutto la verità a volte può diventare soltanto scomoda, dato che sicuramente la gran massa di pellegrini che ogni anno visitano la Basilica, sicuramente non saranno al corrente di questa "presunta" verità".
Sia come sia, mentre Dario Fo parla già di un atto di "censura preventiva" atta a tappare la bocca a chi vorrebbe ripristinare soltanto la verità (per altro sostenuta da altri illustri storici dell'arte), ora sono gli stessi frati del Sacro Convento che si affiancano alla decisione della Curia di negare l'autorizzazione allo svolgimento dello spettacolo:
"La decisione di non autorizzare lo spettacolo "Giotto non Giotto" del Maestro Dario Fo sul Sagrato della Basilica superiore di San Francesco - scrivono i frati francescani - contrariamente a quanto riportato dagli organi di stampa, è stata pienamente condivisa dalla comunità francescana del Sacro Convento di Assisi"
Claudio Bianconi
Corriere dell'Umbria Mercoledì 1° Luglio 2009











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