Saranno i protagonsti dell'anteprima di Rockin'Umbria a Spello, nella splendida cornice di Villa Fidelia.
Domani gli aretini Negrita, forti del successo del loro ultimo album "Hell dorado" inviteranno il pubblico a un ideale viaggio tra generi e stili diversi mutuati dal loro peregrinare nel mondo.
Hell Dorado, titolo del vostro ultimo disco: un inferno dorato. É questa la condizione dell'Occidente?
"Diciamo - risponde il chitarrista Drigo - che la parola ci è piaciuta molto.
Descrive in maniera secca e anche creativa quella che sembra essere la situazione reale in questo momento in Italia e nel resto del mondo.
Per lo meno del mondo che conosce e ha conosciuto il benessere : siamo schiavi di tante cose che ci portiamo dietro da tempo e adesso ci ritroviamo nel bel mezzo di una crisi generalizzata."
Nella vostra musica regna il dialogo tra culture, sintesi estreme di generi e stili diversi. La musica è nomade?
"Dipende. Ci sono musicisti nomadi e altri che una volta trovate le proprie caratteristiche continuano ad adoperare il proprio stile per tutta la carriera.
Poi, un po' per vocazione e un po' per casualità ci siamo trovati a viaggiare nel mondo. Abbiamo capito tutto il valore che c'è in giro per il mondo e inevitabilmente queste esperienze sono entrate nel nostro bagaglio culturale e nel nostro modo di fare musica."
Forse questo internazionalismo è legato anche al fatto che i Negrita stiano tentando di avventurarsi su mercati diversi da quello italiano? Il successo sudamericano in questo senso è emblematico…
"Infatti di recente stiamo stati in Argentina.
Diciamo che all'epoca di internet e dei viaggi e dei trasporti veloci sarebbe riduttive rivolgere la propria attenzione solo in un raggio ristretto."
Però c'è un rapporto privilegiato con il Sud del mondo. Perché?
"Noi siamo arrivati nel sud del mondo quasi casualmente. Siamo per esempio arrivati in Sudamerica grazie ad un mio vecchio amico con cui suonavo ai tempi del liceo.
Poi è diventato un funzionario italiano all'estero soprattutto per quel che riguarda la cultura. Ci propose di fare questo viaggio in Sudamerica e lo abbiamo accettato semplicemente con spirito di avventura e voglia di conoscere altro.
É un amore che è nato quasi casualmente ma penso che sarebbe nato anche se avessimo vissuto nelle modalità più consuete."
Ora tornate al live. Una dimensione importante per i Negrita?
"sì, senza dubbio. É il momento in cui si raccolgono i frutti di quello che si semina e al tempo stesso finalmente c'è anche la possibilità di confrontarsi.
Quando si inizia a fare musica non ci si immagina a passare tutto il tempo a scrivere canzoni, ma ci si immagina in confronti aperti con il pubblico."
[...]
Corriere dell'Umbria Martedì 30 Giugno 2009


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