Il Capitolo Generale dei Frati Minori
Significato, origine, sviluppo, configurazione del Capitolo francescano

Negli istituti religiosi il "Capitolo" è l'assemblea dei membri della comunità, convocata per trattare le questioni che riguardano la forma di vita da essi professata.
Anche l'OFM ha denominato le sue assemblee "Capitoli", ma ha conferito ad esse particolari
caratteristiche direttamente conseguenti dal suo carisma di fraternità.
Contesto in cui nasce il Capitolo generale dei Frati minori Tommaso da Celano - frate biografo di san Francesco - nella Vita Prima riferisce le fasi di due riunioni della primitiva Fraternità francescana.
La prima riunione è cosi descritta: Quando la Fraternità raggiunse il numero di otto frati
"il beato Francesco li radunò tutti insieme e dopo aver parlato loro a lungo del Regno di Dio, del disprezzo del mondo, del rinnegamento della propria volontà, del dominio che si deve esercitare sul proprio corpo, li divise in quattro gruppi di due ciascuno e disse loro: "Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo e annunciate agli uomini la pace e la penitenza in remissione dei peccati"…"La seconda riunione è esposta in questi termini:
"Passato breve tempo, san Francesco, desiderando
di rivederli tutti, pregò il Signore, il quale raccoglie i figli dispersi di Israele, che si degnasse nella sua misericordia di riunirli presto.
E tosto, secondo il suo desiderio e senza che alcuno li chiamasse
si ritrovarono insieme e resero grazie a Dio.
Prendendo cibo insieme manifestano calorosamente la
loro gioia nel rivedere il pio pastore e la loro meraviglia per avere avuto il medesimo pensiero. Raccontano poi i benefici ricevuti dal misericordioso Signore e chiedono e ottengono umilmente la correzione e la penitenza del beato padre per le eventuali colpe di negligenza e di ingratitudine."
e quasi a commento dei due verbali il Celano annota diligentemente:
"… e così solevano fare
sempre quando si recavano da lui… Allora il beato Francesco stringendo a sé i figli con grande
amore, cominciò a manifestare loro i suoi propositi e ciò che il Signore gli aveva rivelato"
(1 CeI 29:366; 30:369-370).
È facile riscontrare nelle due descrizioni il significato fondamentale di incontro fraterno conferito
alle rispettive riunioni, come è facile rilevare pure gli obiettivi pratici articolati su temi di
formazione spirituale e di organizzazione della vita comune e apostolica.
Per tali motivi le due
riunioni divennero modello di tutte le successive assemblee fraterne e capitolari.
La riunione comunitaria divenne dunque ben presto espressione normale del desiderio di
comunione che animava i frati i quali,
"avendo disprezzato tutte le cose terrene ed essendo immuni
da qualsiasi amore egoistico, dal momento che riversavano tutto l'affetto del cuore in seno alla
comunità, cercavano con tutto l'impegno di donare perfino se stessi per venire incontro alle
necessità dei fratelli.
Erano felici quando potevano riunirsi, più felici quando stavano insieme"
(1 Cel39:387).
Il forte senso di fraternità respirato nella nuova forma di vita religiosa aveva creato nella riunione fraterna la sua tipica e congeniale struttura espressiva. Inizialmente del resto, avendo escluso per principio la stabilitas loci propria della comunità monastica, e trovandosi ancora in una situazione di vita peregrinante senza fissa dimora, i frati poterono sperimentare felicemente nella riunione fraterna una forma di sussidio particolarmente valido per esprimere e consolidare la loro comunione di vita consacrata alla sequela di Gesù Cristo.
Quando però la fraternità raggiunge una maggiore consistenza organizzativa il desiderio dell'incontro fraterno si evolve in un'esigenza di assemblee più formali e sistematiche, sulla falsa
riga di quelle monastiche.

Origine e sviluppo del Capitolo generale
Quando già il primo sviluppo dei Frati Minori rese impossibile la frequenza iniziale degli incontri
fraterni e suggerì l'opportunità di più precise norme organizzative, si avvertì subito I'esigenza di
assemblee determinate a scadenze fisse e meglio articolate.
L'incontro fraterno si trasformò in vero e proprio Capitolo di Fraternità ciò avvenne circa il 1212
quando Francesco stabilì che si celebrasse il Capitolo due volte l'anno: a Pentecoste e nella festa di San Michele in settembre (3 Comp 57:1466).
Il primo documento storico che conferma tale istituzione con il ricordo di un preciso Capitolo di fraternità, si trova nella Legenda S.Verecundi militis et martyris nella quale il cronista del monastero dedicato al santo Martire nei pressi di Assisi afferma:
"Proprio nei dintorni di questo monastero il beato Francesco aveva radunato il Capitolo dei primi trecento frati così ci ha tramandato il sacerdote Andrea che era presente"
(Pass sv 6:2250).
Ma già nel 1216 Giacomo da Vitry può affermare che i Frati Minori
"convengono una volta all'anno nel luogo prestabilito per rallegrarsi nel Signore e mangiare insieme"
e inoltre allo scopo di formulare e promulgare sante leggi che sottopongono al Papa per l'approvazione (1Vitry 11:2208). In tale forma e con tale frequenza i Capitoli della Fraternità vengono celebrati dal 1212 al 1217. Essi sono da considerarsi tutti come veri e propri Capitoli Generali, come già li considera Giacomo da Vitry, perché esprimono la totalità dell'Ordine con la presenza di tutta la Fraternità, l'unità dell'Ordine che si trova raccolto intorno al suo unico Ministro Generale e gli interessi generali dell'Ordine per l'importanza delle questioni trattate.
Nel Capitolo della Pentecoste del 1217 l'ulteriore sviluppo numerico e geografico dell'Ordine
impone la necessità di dividerlo in Province per facilitarne il governo; e allo stesso tempo
l'impossibilità riconosciuta di riunire tutti i frati al Capitolo impone la necessità di trasformare il
Capitolo di tutta la Fraternità in Capitolo di tutti i Ministri.
La deliberazione capitolare che verrà codificata nella Rnb 18, prescrive un Capitolo dei Ministri
delle Province d'Italia da celebrarsi una volta l'anno, e un Capitolo di tutti i Ministri dell'Ordine da celebrarsi ogni tre anni. Nel 1223 la Rb 8 prescrive soltanto un Capitolo dei Ministri provinciali da celebrarsi a Pentecoste con frequenza triennale, oppure maggiore o minore a giudizio del Ministro della Fraternità. In esso la partecipazione dei Ministri è obbligatoria ma non è esclusa la partecipazione di altri frati; mentre la partecipazione dei Custodi è prevista solo nei casi in cui fosse necessario procedere all'elezione di un nuovo Ministro generale.
Dal 1230 partecipa al Capitolo generale solo un Custode da ogni Provincia, per disposizione di
Gregorio IX. Nel Capitolo generale del 1239, che concluse il generalato di frate Elia, furono promulgate le prime Costituzioni dell'Ordine in base alle quali il Capitolo generale, che prima non era obbligatoriamente triennale, dovrà essere inderogabilmente celebrato a scadenza triennale; e forse anche la syndicatio o giudizio di efficienza del Ministro, fu allora abbinata a ogni Capitolo triennale, giacché ancora il Ministro veniva eletto senza termini di scadenza.
Comunque le Costituzioni Narbonensi del 1260, durante il generalato di San Bonaventura da Bagnoregio, confermano la frequenza triennale obbligatoria del Capitolo generale e inoltre determinano la syndicatio e la partecipazione di altri frati oltre i Ministri e Custodi, ammettendo i rappresentanti delle Province detti "discreti" ed eletti nei rispettivi Capitoli provinciali.
Le successive Costituzioni confermeranno in sostanza le stesse norme fino alla divisione dell'Ordine (1517). Dopo la divisione le Costituzioni delle singole Famiglie francescane, in diversi tempi, introdurranno la frequenza sessennale del Capitolo generale; e ne regolamenteranno ulteriormente la composizione.
A.Sanna, Capitoli, in Dizionario Francescano Efr, PP.155 SS.
Chiesacattolica.it Lunedì 27 Aprile 2009




0 commenti

Posta un commento

Cerca notizie e informazioni su Assisi e l'Umbria

Cerca per argomento

Cerca per mese di pubblicazione

Alte notizie di Assisi e dintorni

News dalla Provincia di Perugia

News dalla Provincia di Terni

Offerte di lavoro ad Assisi e dintorni