Non è il consueto spettacolo di trasformismo a cui Arturo Brachetti ci ha abituato ma uno show più ampio, pienamente calato nelle atmosfere del varietà, con tutte le sue magìe, e del musical più vicino all'arte popolare del circo.
Con queste premesse da oggi, martedì , sino a domenica prossima il teatro Lyrick di Santa Maria degli Angeli ospiterà il "Gran Varietà Brachetti", vale a dire l'illusione che diventa realtà.
Lei è l'esempio vivente che si possono avere molte identità diverse. Come diceva Pirandello "Uno nessuno centomila". Ma in realtà che è Arturo Brachetti?
"Beh, ci sono diverse teorie. Uno è il cervello di un tredicenne imprigionato nel corpo di un quarantenne. Il tempo passa. Vedo i mie vecchi compagni di scuola invecchiare e io che passo il mio tempo in compagnia di venticinquenni, universitari.
Con la musica, l'arte…."
Un punto di vista privilegiato, quindi?
"sì, certo, ma un po' incosciente. Nel senso che ho a casa qualcuno molto più responsabile di me, che si occupa di pagare l'Ici o le tasse.
Tutte cose che fanno invecchiare veramente. Quindi, io non avendo una famiglia, non avendo queste responsabilità, vivendo spensieratamente la missione per cui mi sono battuto tanto che è quella di fare spettacolo e di inventarne altri, tutto questo mi conserva giovane.
Anche se è dura…."
Come è nato questo spettacolo: il Gran Varietà Brachetti?
"Innanzitutto questo spettacolo non è un solo spettacolo di one man show, non sono da solo in scena, ma siamo ventidue.
Ed è nato per un bisogno, un sogno nel cassetto di creare per l'Italia un varietà che reinventasse il genere e portarlo in scena con altri.
Ho con me un corpo di ballo di ballerine e ballerini, c'è una trapezista che a teatro è quasi impossibile vedere, due uomini forzuti che lavoravano al Cirque du Soleil, due signore inglesi extralarge che ballano il tip-tap…."
Evoca quindi anche epoche lontane, quasi ottocentesche?
"c'è un brano con Elephant man, che sono io, con un pezzo del circo di fine ottocento.
É tutto rifatto in un contesto moderno e reinventato. Non è uno spettacolo nostalgico. Manteniamo tutte le componenti del varietà che sono la sorpresa, la meraviglia, la forza, la destrezza mettendo tutti questi elementi in un contesto poetico.
Tanto è vero che lo spettacolo contempla una storia. Un po' musical e un po' varietà. Noi siamo un gruppo di turisti in un palcoscenico vuoto di un teatro di varietà che verrà distrutto, demolito, per diventare un centro commerciale.
Per cui il fantasma del teatro ci imprigiona per fare uno spettacolo dedicato soltanto a lui. E c'è chi diventa un mago, chi una ballerina, ognuno di noi realizza i propri sogni più segreti, quelli sognati da bambino e mai realizzati."
Ma se tutto è illusione, come questo spettacolo sembra voler far pensare, qual è la dimensione reale?
"La frase più emblematica dello spettacolo è proprio questa: è la realtà immaginata quella che ci rende più felici.
Meglio un paradiso di carta pesta che non un inferno vero. Del resto anche nella realtà esistono tante piccole illusioni, tante piccole bugie che ci aiutano a vivere.
C'è ad esempio chi fa finta di credere a piccole menzogne che l'aiutano a stare meglio."
Qual è il personaggio che più la rappresenta?
"Ce ne sono tanti, ma forse c'è una parte dello spettacolo con l'uomo elefante che viene umiliato e picchiato e quindi lasciato da solo in scena.
In quel contesto si realizza il mio desiderio più profondo di essere una meraviglia: l'anima esce della corteccia dell'uomo-elefante e comincia a volare per poi finire in un cielo stellato.
L'emozione di vedere l'anima libera librarsi nell'aria diventa più forte della consapevolezza del trucco."
E il personaggio più divertente?
"Quello di Arthur Brachetti che tira fuori della bottega dei pantaloni ogni ben di Dio.
Una trovata forse un po' greve, ma sicuramente divertente."
Lei ha una lunga carriera di successi. Ha qualche rimpianto?
"Per ora sono contento così,forse rimpiango solo il fatto di non avere dieci anni in meno.
Perché forse il mio successo più pieno è arrivato un po' tardi, alla soglia dei 40 anni. Con dieci anni in meno potrei recuperare un po' più di tempo."
Secondo lei, qual è il segreto del suo successo?
"Sicuramente la provocazione. Poi il fatto che grazie agli espedienti riesco a tirare fuori dallo spettatore il bambino interiore che è in lui, per ricollocarlo in una dimensione gioiosa e leggera"




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